Giancarlo's personal timeline, a place to collect and share things from Giancarlo's life.
Created by blueparrot on 24/06/2008
Last updated: 25/09/10 at 09:00
Giancarlo O. has no followers yet. Be the first one to follow.
Apriti cielo. La mappa delle possibili collocazioni del deposito per i residui atomici, pubblicata ieri, ha innescato la slavina prevedibile di
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-09-23/alta-tensione-nucleare-ecco-223631.shtml?grafici&uuid=AYrtMxSC
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Bei ricordi! grande Luca :)
When I was working and developing software in F1, people from other departments of the Racing Team were surprised to see two software engineers working and coding together at the same PC.
The CTO used to mention the example of the Pit Stop where many engineers works together at the same car to refuel, switch tires, fix settings as fast and as perfectly as possible. Another example mentioned was the operating room where many surgeons work together to avoid mistakes and keep the surgery short.
Not to mention that a real surgical team visited the Racing Team to meet and see and learn which techniques were used by the team to cooperate, coordinate and synchronize without collisions/interferences during the pit stops.
In F1 I began with working on the software applications dedicated to the strategy of the race. My team was the first to explore Pair Programming. While the benefit were clear when the user story we where working on were very difficult, we felt that it was "too easy" do develop the other "normal" user stories in pair. So spontaneously we began to increase the speed faster and faster as much as the pair was able to catch mistakes, stay the course and keep the focus.
Recently I read this quote from the famous Italian F1 driver Mario Andretti that well summarize our mantra to pair programming:
If everything seems under control, you're not going fast enough, Mario Andretti
See also: Scientific empirical evidences on pp effectiveness
Tags : Team Work | Agile | Pratiche | Progettazione Software |
Traduci al ITALIANO >>>
http://blogs.ugidotnet.org/luKa/archive/2010/09/23/pair-programming-and-formula-one.aspx
Il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’Energia, Stefano Saglia, ribadisce quanto scritto da Berlusconi nella sua lettera di ieri alla Sogin. A margine di un convegno di Confindustria, infatti, Saglia ha confermato che il governo apprezza la lista di 52 possibili siti per il deposito di scorie radioattive ma non ha intenzione di decidere subito:
E’ un ottimo lavoro che e’ la base di partenza per una decisione che non abbiamo intenzione di prendere oggi anche perche’ il documento individua 52 aree; e’ un’indicazione per prendere una decisione
Le 52 fortunate location, quindi, per il momento restano solo sulla carta. Di certo c’è che nessuno degli ipotetici siti sarà in Sicilia, probabilmente per questioni sismiche, né in Sardegna, probabilmente per questioni edilizie: ci sono ville troppo belle in Sardegna per metterci accanto un deposito di scorie nucleari.
Scorie che, pensa Saglia, saranno poche e in buona compagnia: accanto al deposito dovrebbe sorgere anche il famoso parco tecnologico:
il deposito avra’ con se un parco tecnologico, sara’ un luogo vivo, non un cimitero, e dimostrera’ che accanto ad un deposito nucleare si puo’ vivere e lavorare
A cosa esattamente servirà il parco tecnologico è però chiaro: la tecnologia la importeremo in blocco da Areva con il suo Epr. Che, però, essendo un prototipo probabilmente verrà tenuto sotto osservazione dagli ingegneri nucleari dell’Enea. Per ulteriori informazioni si attendono gli spot.
Via | Wall Street Italia
Foto | Flickr
Siti scorie nucleari, Saglia: "Non abbiamo intenzione di decidere oggi" é stato pubblicato su ecoblog alle 06:00 di venerdì 24 settembre 2010.
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/EI_gQD-ojCc/siti-scorie-nucleari-saglia-non-abbiamo-intenzione-di-decidere-oggi
La conferma è arrivata dallo stesso Silvio Berlusconi: l’Agenzia per la sicurezza nucleare è ancora lontana. In una lettera scritta il 17 settembre a Francesco Mazzucca, commissario governativo che regge la Sogin, Berlusconi in qualità di ministro per lo Sviluppo Economico riconosce il lavoro fatto dalla stessa Sogin fino a questo momento ma mette le mani avanti per il futuro.
In pratica, secondo quanto riportano Il Velino e altre agenzie, il premier scrivendo alla Sogin ribadisce che l’Agenzia per la sicurezza nucleare, che è ancora lontana, causerà un “inevitabile slittamento dei termini previsti per l’identificazione delle aree”. Aree che dovranno ospitare il deposito permanente dei rifiuti radioattivi e il parco tecnologico nucleare.
Di aree a suo dire idonee la Sogin ne avrebbe già trovate una cinquantina ma, evidentemente, la lista se la dovrà tenere nel cassetto ancora per un po’. Nel frattempo, però, Berlusconi conferma a Mazzucca che si farà una campagna di informazione sul nucleare.
A questo punto si accettano scommesse: arriverà prima la lista dei siti, l’agenzia per la sicurezza nucleare o gli spot in tv?
Via | Il Velino
Foto | Flickr
Siti nucleari: slittamento perchè non parte l'Agenzia. Berlusconi scrive alla Sogin é stato pubblicato su ecoblog alle 16:31 di giovedì 23 settembre 2010.
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/w88mLRw4PxI/siti-nucleari-slittamento-perche-non-parte-lagenzia-berlusconi-scrive-alla-sogin
The one place to find everything new from Google.
http://www.google.com/newproducts/
When trying to reach a moving target, writing a good plan is extremely hard, while planning and executing small steps within short inspect-adapt loops is extremely easier.
The faster the target is moving, the more increasing inspect-adapt frequency is beneficial/advantageous/profitable over perfecting the plan.
After all it is not possible to adapt the reality to a plan, it works better to adapt the plan to the reality. Here a true story: Speed of Iteration Beats Quality
When trying to deal with uncertainty & disagreement, making a good forecast is extremely hard, while learning from feedbacks and making informed decisions is extremely easier.
The more certainty or agreement is far, the more increasing feedback sources and inspection is beneficial/advantageous/profitable over perfecting the forecast.
After all it is not possible to adapt the reality to a forecast, it works better to adapt the forecast to the reality. Here a true story: Moving Fast at Scale
How much in your day-to-day experience software requirements are a moving target far from certainty and agreement?
Here follow the requirements principles of software engineering.
The Uncertainty Principle in Software Engineering (UPSE) [1]:
Uncertainty is inherent and inevitable in software development processes and products
Sometime referred as Ziv's law: specifications will never be fully understood
Humphrey law [2]:
For a new software system, the requirements will not be completely known until after the users have used it.
Wegner’s lemma [3]:
It is not possible to completely specify an interactive system
Langdon’s lemma [4]:
Software evolves more rapidly as it approaches chaotic regions
From the Lehman's laws of software evolution [5]:
E-type programs embedded in the real world become part of it, changing it and evolve in concert.
From Wicked problems definition [6]:
A problem is not understood until after you have developed a solution.
[1] H. Ziv and D.J. Richardson, May 1996. See http://www.ics.uci.edu/~ziv/papers/icse97.ps
[2] Watts S. Humphrey, A Discipline for Software Engineering, Addison-Wesley, 1995.
See http://en.wikipedia.org/wiki/Watts_Humphrey
[3] Peter Wegner, Why interaction is more powerful than algorithms, Comm. of the ACM, May 1997.
See http://www.cs.brown.edu/people/pw/papers/ficacm.ps
[4] W. B. Langdon. See also http://www.cs.ucl.ac.uk/staff/W.Langdon/
[5] Meir M. Lehman and Laszlo Belady, 1974-1996. See http://en.wikipedia.org/wiki/Lehman%27s_laws_of_software_evolution
[6] Horst Rittel and Melvin Webber, Jeff Conklin, 1967-2008. See http://en.wikipedia.org/wiki/Wicked_problems and http://www.cognexus.org/wpf/wickedproblems.pdf
http://blogs.ugidotnet.org/luKa/archive/2010/09/23/requirements-principles.aspx
I nuovi dati dello Science in the Media Monitor di Observa, presentati oggi a Venezia in anteprima alla “Sixth World Conference on The Future of Science – Virus: the invisible enemy”Venezia, 21 settembre. Dalla “mucca pazza” alla “nuova influenza”: virus, epidemie e pandemie sono divenute negli ultimi anni un elemento ricorrente nei media. Ma che cosa accade quando questi temi diventano materia giornalistica? E come è cambiato il modo di trattarli? I nuovi dati dello Science in the Media Monitor, l’osservatorio sulla copertura dei temi legati a scienza e tecnologia nella stampa quotidiana italiana, che saranno presentati oggi a Venezia, offrono numerosi spunti interessanti.Una tendenza tipica dell’informazione, anche nel caso di emergenze globali come il virus H1N1, è spostare rapidamente l’enfasi sul piano locale. Così, nel caso della nuova influenza il picco di attenzione è registrato in occasione del primo decesso attribuito al virus in Italia (il 20% sul totale degli articoli) e al dibattito sui vaccini (15%), mentre l’innalzamento della soglia di allerta da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riscosso un’attenzione molto più modesta (2%).Un’altra tendenza è quella all’oscillazione continua tra allarme e rassicurazione, senza che si arrivi a una conclusione risolutiva per il lettore.Secondo Massimiano Bucchi, professore di Scienza Tecnologia e Società all’Università di Trento e fra i relatori della Sesta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza, «in passato i media erano ‘messaggeri del pericolo’, portavoce delle istituzioni sanitarie e degli esperti, che tramite i mezzi di informazione dispensavano consigli e raccomandazioni. Oggi invece l’informazione ospita una polifonia di giudizi e indicazioni, provenienti da ricercatori e medici, che non conduce quasi mai a una conclusione risolutiva e a una chiara indicazione operativa per il pubblico; il formato della discussione che prevale è quello del talk show, laddove è importante alimentare il confronto di opposti punti di vista, anziché la soluzione».A queste dinamiche contribuisce anche la scelta delle fonti intervistate: il 59% degli esperti citati nella stampa quotidiana sul tema della nuova influenza sono medici e operatori sanitari, mentre molto ridotta è la consultazione di ricercatori quali virologi o epidemiologi.Questo però non significa che i media abbiano scarsa attenzione per questi argomenti. I dati dello Science in the Media Monitor sfatano infatti un mito: le notizie legate a scienza e tecnologia rappresentano il 13% degli articoli pubblicati ogni anno sui principali quotidiani italiani, con un totale di oltre 9000 articoli rilevanti nel 2009 e con un aumento significativo rispetto all’anno precedente.I risultati completi sono stati presentati oggi a Venezia in occasione della Sixth World Conference on The Future of Science. Lo Science in the Media Monitor è condotto da Observa Science in Society sotto la supervisione di Federico Neresini (Università di Padova). Attraverso un innovativo sistema informatico, il Monitor archivia e analizza ogni giorno tutti gli articoli su scienza e tecnologia pubblicati online da quattro tra i principali quotidiani italiani (Corriere della Sera, Repubblica, Sole24 Ore e La Stampa, recentemente si sono aggiunti Avvenire e Il Giornale).Per contatti stampa: Daniela Doremi 0444 305454 – 340 7295088e-mail: d.doremi@observanet.itLo Science in the Media Monitor è il primo Osservatorio sulla comunicazione pubblica della scienza e della tecnologia in Italia, un monitoraggio approfondito e sistematico della copertura dei temi legati alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica nei media italiani. Lo Science in the Media Monitor è un'iniziativa di Observa Science in Society, con il sostegno della Compagnia di San Paolo.Observa Science in Society è un centro di ricerca indipendente senza fini di lucro, legalmente riconosciuto, che promuove la riflessione e il dibattito sui rapporti tra scienza e società, favorendo il dialogo tra ricercatori, policy makers e cittadini.OBSERVA SCIENCE IN SOCIETYViale A. Fusinieri, 6536100 Vicenza – ItalyTel&fax +39 0444 305454www.observa.it
http://www.gravita-zero.org/2010/09/quando-i-virus-fanno-notizia.html
TUAW received a tip this morning about something that could be immensely useful to the over 17.9 million people in the U.S., as well as millions in other countries, who have diabetes.
Pharmaceutical company Sanofi Aventis has announced the iBGStar Blood Glucose Meter that connects directly to the iPhone or iPod touch. While the hardware and official app that will accompany the meter is not yet released, the app is based on the free Wavesense Diabetes Manager app now in the App Store.
Sanofi Aventis is currently preparing the meter for submission to the U.S. Food and Drug Administration (FDA), and it is unlike the Johnson & Johnson concept displayed at the iPhone 3GS event in March of 2009. That device required a cable; the Sanofi Aventis glucose meter just plugs into the Dock Connector port on the iPhone, takes readings from a blood sample, and stores the information on the iPhone for analysis. The patient can email the data to a physician if he or she needs feedback on management of their condition.
The patient uses a glucose test strip with a sample drop of blood, and the strip is read by inserting it into the slot (lower right of meter pictured at the right side). The results are displayed on both a small display on the meter as well as in the iPhone app.
Since diabetes is responsible for 1 out of every 10 health care dollars spent in the U.S., better management of the disease could have a huge impact on health care spending.TUAWiPhone-connected blood glucose meter now closer to reality originally appeared on The Unofficial Apple Weblog (TUAW) on Tue, 21 Sep 2010 13:00:00 EST. Please see our terms for use of feeds.Read | Permalink | Email this | Comments
http://www.tuaw.com/2010/09/21/iphone-connected-blood-glucose-meter-now-closer-to-reality/
A London-based graphic designer has created a series of maps depicting Europe according to the national stereotypes in the minds of various peoples. Yanko Tsvetkov, a Bulgarian living in Great Britain, created the first one in 2009 in the midst of the energy dispute between Russia and the Ukraine. Russia was labelled “Paranoid Oil Empire”, the Ukraine “Gas Stealers”, and the E.U. as “Union of Subsidized Farmers”. Switzerland was simply “Bank”.
“I created the first one in 2009 because at that time there was an energy crisis in Europe,” Mr. Tsvetkov said. “I just created it to amuse my friends but when I put it up on my website so many people liked it that I decided to really focus on the project of mapping the stereotypes based on different places in Europe. I was surprised by the reaction because I never really expected it to take off like this.”
Europe according to the French.
Europe according to the Germans.
Europe according to the Italians.
Europe according to the British.
Europe according to the Americans.
http://www.andrewcusack.com/2010/09/21/stereotype-map/
A JavaScript exploit has allowed all kinds of not-at-all-safe-for-work sites to pop up sites and text through Twitter.com, and force a re-tweet, even if all a user does is move their mouse over a particular link. Update: It's been fixed. More »
http://feeds.gawker.com/~r/lifehacker/full/~3/DjFdwsBoQ_g/mouse+over-exploit-hits-twittercom-stick-to-third+party-clients-for-now
Bene ieri ho visto la tanto attesa puntata di Presadiretta che trattava del nucleare. Che dire? Non ci sono state tantissime novità. Molte informazioni mi erano già conosciute e spesso ne abbiamo anche discusso qui su ecoblog. Aumento delle persone che si ammalano di leucemia; contaminazione dei cibi con le radiazioni; mal conservazione delle scorie nucleari.
Ma la cosa che più mi ha sorpreso e di cui non ne abbiamo mai parlato approfonditamente, è che le centrali EPR in realtà non esistono ancora e che si tratta di prototipi. A Olkiluoto in Finlandia i francesi stanno costruendo il primo reattore EPR che riproporranno, se tutto va bene, anche da noi in Italia. Molte cose non tornano a Olkiuoto, per ora sono le saldature a destare una serie di preoccupazioni. Il che ha portato a uno slittamento dei tempi di consegna, forse nel 2012. Ma sopratutto non sarà possibile testare efficacemente, almeno per ora, la loro sicurezza.
L’accusa mossa dai finlandesi è che i francesi hanno effettuato i loro esperimenti a Olkiuoto, imparando molte cose in Finlandia. Ma probabilmente sulle centrali EPR resta ancora molto da conoscere sopratutto in fatto di sicurezza. Intanto, noi italiani, le abbiamo acquistate a scatola chiusa.
Presadiretta e nucleare: i reattori EPR sono prototipi é stato pubblicato su ecoblog alle 16:09 di lunedì 20 settembre 2010.
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/my58_GsOQe0/presadiretta-e-nucleare-i-reattori-epr-sono-prototipi
Shared by giancarlo
Molto interessante
Fred Harriman - Japanese and Spanish translation and interpreting since 1983. Participation in Kaizen workshops since 1997.
http://www.fredharriman.com/resources/OriginsofKanban.htm
Nel 1983 la BBC aveva mandato in onda “Master Photographers”, una serie in cui venivano intervistati alcuni dei più grandi nomi della fotografia di…
http://www.clickblog.it/post/9292/master-photographers-le-interviste-della-bbc?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+clickblog%2Fit+%28clickblog%29
http://www.boston.com/bigpicture/2010/09/around_the_solar_system.html
Shared by giancarlo
Me l'appunto per il futuro ;)
Android: If you've been less than satisfied with barcode scanning on your Android phone—either due to lack of an autofocusing camera or an overzealous autofocus—Pic2Shop is a free and effective barcode scanner that overcomes the deficiencies of most camera phones.
http://lifehacker.com/5637684/pic2shop-is-an-enhanced-quick+focusing-android-barcode-scanner?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+lifehacker%2Ffull+%28Lifehacker%29
When we released our report on the colors of the social web, based on data analyzed by our Twitter theme tool, we were surprised that blue was such a dominant color in people's profile designs. Was Twitter's default color influencing their design decisions? Or is blue really THE most popular and dominant color online? ...We decided to look at the colors in the brands from the top 100 sites in the world to see if we could paint a more colorful picture.
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[click to view in full size]
Turns out the blue-berry doesn't fall far from the bush. The web landscape is dominated by a large number of blue brands... but Red occupies a large amount of space as well. What's driving this? You might want to say that carefully organized branding research and market tests were done to choose the perfect colors to make you spend your money, but a lot of the brands that have grown to be global web powerhouses, started as small web startups... and while large corporate giants with branding departments spend quite a lot on market research, user testing, branding, etc. Lots of the sites listed above got started with brands created by the founders themselves with little to no research into the impact their color choice would have. I once asked Mark Zuckerberg, the founder of Facebook why he chose blue for his site design... "I'm color blind, it's the only color I can see." ...and now 500 Million people around the world stare at a mostly blue website for hours each week.
While the initial reasoning for the colors chosen may be trivial, the impact that these dominant players now have in the web world will surely influence the smaller startups that want to share in the positive color associations created by their bigger siblings... Once a rocketship of a web startup takes flight, there are a number of Jr. internet astronauts hoping to emulate their success... and are inspired by their brands. And so Blue and Red will probably continue to dominate, but we can have hope for the GoWalla's, DailyBooth's and other more adventurous brands out there.
Would A Corporation By Any Other Color, Still Profit As Well?
Color is an important part of any brand, but along with the actual name of a company... Is it a great brand that builds a great company, or the other way around? Would Google, Google just as well with another name? My guess is yes.
And almost 10 years ago, Wired Magazine looked at the Colors of the corporate America... Blue & Red dominate again.
Companies spend millions trying to differentiate from others. Yet a quick look at the logos of major corporations reveals that in color as in real estate, it's all about location, location, location. The result is an ever more frantic competition for the best neighborhood. Here's a look at the new blue bloods. [Wired Magazine]
The Colors of 1 Million Brand Icons
And a brand can extend further than just your logo... On the web it reaches into the address bar in the form of a Favicon. It's quite amazing to explore, but the top 1,000,000 website Favicons can be browsed here at Icons of the Web:
See if you can find the COLOURlovers icon!
Uh-oh! But Will We Run Out of Color on the Web?
Last year Francisco Inchauste posted a very interesting article on SixRevisions about the limited resource of color... not in physical form, but in mind share. (Even linking to a post we did a while back about T-Mobile and it's trademark of "Magenta")
As a designer, it is important to be aware of the trending colors, and how they are being applied in products and work produced today. What really isn’t being discussed by the design world at large though are the limitations being set on color. Color is as free for us to use as the air we breathe… or is it? [SixRevisions]
The Next Big Color Trend
You are the next great founder, designer, influencer or creative mind that may build the next Facebook. You have the power to influence future color trends... What colors will you choose?
http://www.colourlovers.com/business/blog/2010/09/15/the-most-powerful-colors-in-the-world
The New York Times has posted an incredible slideshow of Atom Bomb imagery, and some of them truly have to be seen to be believed. Below are some samples, click here to see more.
In 1956 in the South Pacific, the fireball from the detonation of a hydrogen bomb begins to spread.
In 1951, an atomic flash in the South Pacific illuminates V.I.P. observers.
In 1953, a team of cameramen from Lookout Mountain photograph an atomic blast. The haze just in front of them is dust kicked up from the desert floor by the approaching shock wave.
The Navy blimp was more than five miles from ground zero when the shock wave from a nuclear blast collapsed it.
In 1953 at the Nevada test site, the cameramen from Lookout Mountain photograph the firing of an atomic cannon. The ring of fire in the developing mushroom cloud is typical of the kinds of strange effects that scientists were eager to study and understand.
(This one looks like a Star Wars still or something. Mind blowing.)
In 1955 at the government's test site, a rising fireball dwarfs a crew of atomic cameramen. On the right are rocket plumes, which scientists studied as a way to gauge the progress of shock waves through the atmosphere.
The image of an exploding nuclear bomb in the very instant that the fireball begins to destroy the tower that holds the weapon aloft.
In 1946, an explosion in the Pacific tests the vulnerability of destroyers and other warships to a nuclear blast.
Staff Sgt. John Kelly working at the government's Nevada test site in 1958 to photograph an atomic blast. He and his colleagues from the Lookout Mountain Laboratory in Hollywood produced thousands of atomic movies.
A fireball hangs over the desert. Tanks, jeeps and other test vehicles litter the desert floor milliseconds before the force of the explosion destroys them. Though hard to see just below the bottom of the fireball, a crescent-shaped shock wave has bounced off the desert floor and is merging into the expanding nuclear fire.
http://www.rachelhulin.com/blog/2010/09/from-the-times-capturing-the-atom-bomb.html
Shared by giancarlo
il discorso generale credo sia valido anche nelle interazioni tra le persone: non ci sono scorciatoie per evitare di pensare
Ogni tanto, nello sviluppo software, emerge qualche meme come ad esempio: tutte le dipendenze devono essere
disaccoppiate tramite un interface, tutte gli oggetti devono essere creati tramite factory, l'accesso ad un database
deve avvenire tramite un ORM, il TDD genera un buon design ecc.
Cosa hanno in comune tutte le frasi precedenti? Semplice: creano scorciatoie per evitare di pensare.
Sarebbe bello se potessimo scrivere codice seguendo alla lettera un manuale, ma sarebbe anche terribilmente noioso
e probabilmente verremmo sostituiti da qualche tipo di bot.
Prendiamo la prima affermazione: tutte le dipendenze devono essere disaccoppiate tramite un interface
e cerchiamo di capire da dove nasce questa esigenza. Il vantaggio di avere le dipendenze solo tramite interfacce dovrebbe essere quello
di rendere più testabile le nostre classi. Ma è l'unico modo? Ed è il più semplice?
Proviamo a fare un esempio. Supponiamo di voler testare il metodo SayHello:
var display = new Display();
var greeting = new Greeting(display);
greeting.SayHello();
L'implementazione di Greeting è la seguente:
public class Greeting
{
private readonly Display _display;
public Greeting(Display display)
{
_display = display;
}
public void SayHello()
{
_display.Show("Hello!");
}
}
Mentre l'implementazione di display è la seguente:
public class Display
{
public void Show(string text)
{
Console.WriteLine(text);
}
}
Sembra proprio il tipico esempio da manuale in cui si estrae l'interfaccia IDisplay e tramite la libreria di mocking preferita testo le interazioni
di Greeting con Display. Esiste un'alternativa?
La classe Console eredita da TextWriter, anche la classe StringWriter eredita da TextWriter. Proviamo quindi a passare la
Console in costruzione a Display:
public class Display
{
private readonly TextWriter _textWriter;
public Display(TextWriter textWriter)
{
_textWriter = textWriter;
}
public void Show(string text)
{
_textWriter.WriteLine(text);
}
}
Ora modfichiamo il main:
var display = new Display(Console.Out);
var greeting = new Greeting(display);
greeting.SayHello();
A questo punto possiamo scrivere il test:
var stringWriter = new StringWriter();
var greeting = new Greeting(new Display(stringWriter));
greeting.SayHello();
Assert.That(stringWriter.ToString(), Is.EqualTo("Hello!"));
In questo modo abbiamo fatto un test più solido rispetto a testare l'interazione con un interfaccia ed il codice è più semplice.
http://blogs.ugidotnet.org/AntonioGanci/archive/2010/09/06/un-tecnica-per-testare-linterazione-tra-oggetti.aspx
http://blog.lupi-software.com/2010/09/08/csma-2010-le-basi-culturali-dei-metodi-agili/
Shared by giancarlo
consigliato a chi non si rende conto del tempo che passa su internet ;-)
http://minutes.at/
Non ci sono regole: è Chatroulette, l'antisocial networkHo resistito per qualche tempo, in attesa di vedere se il fenomeno Chatroulette fosse la moda del microsecondo o qualcosa di più duraturo, ma ormai questo nuovo servizio di Internet sta raggiungendo una certa popolarità fra gli utenti. Per cui ne parlo perlomeno per mettervi in guardia: Chatroulette non è adatto ai palati delicati o alle menti giovani e innocenti. Se per lavoro dovete filtrare le connessioni Internet per evitare contenuti indesiderati, vi suggerisco di aggiungere questo sito alla lista. Immediatamente.La ragione è semplice: Chatroulette è una chat anonima con webcam. Si viene connessi a caso con persone sconosciute. Se i due interlocutori si trovano interessanti a vicenda, possono chattare fra loro con testo o audio. Se a uno dei due non va a genio l'altro, preme F9 e passa a un altro utente a caso. Non ha regole (o se le ha, non vengono rispettate), non ha filtri, non richiede software da installare, non richiede di aprire un account. Si entra e basta. È anarchia pura.Questo naturalmente significa che troverete su Chatroulette il peggio del peggio dei comportamenti umani. L'anonimato permette abusi visivi e verbali che lascio alla vostra immaginazione. Ma c'è qualcosa di affascinante in questo contatto improvviso fra sconosciuti che stanno chissà dove, magari a continenti di distanza però faccia a faccia per un istante, con il rischio dell'F9 che incombe per troncare un contatto che non c'è modo di ristabilire, con il brivido di trovarsi di fronte volgarità estreme o un momento di ilarità condivisa, sapendo di essere comunque al riparo da ogni conseguenza fisica (sempre che non siate così imprudenti da dare all'interlocutore i vostri dati personali). È un salto indietro a Internet com'era in origine: folle, sperimentale, senza regole, senza mappe e senza ordine, con un alto rischio di umiliazione.A cosa serve? Assolutamente a nulla: è come viaggiare in treno e guardare dentro le finestre delle case che scorrono via davanti al finestrino e per un istante sbirciare nella vita di chissà chi. Non è utile, ma lo facciamo lo stesso perché c'intriga.Forse Chatroulette è l'effimero spinto al massimo, la non socialità terminale. Ma vedo che molti trovano, o ritrovano, il piacere di far ridere uno sconosciuto o vedere le espressioni sorprese o inorridite del nostro interlocutore di fronte alla gag visiva che abbiamo creato, come nel video qui sotto: un utente ha collocato davanti alla propria webcam un foglio sul quale ha scritto, in modo non molto leggibile, "se inclini la testa, ho vinto". Questo induce l'altro utente a inclinare la testa per leggere, e a quel punto compare una mano che segna i punti. Guardare la reazione delle persone, vedere i loro sorrisi spontanei quando capiscono la burla, è un passatempo al quale è difficile resistere, tanto da generare compilation di video su Youtube. Entrare per un istante nella vita di una persona, farla sorridere e andarsene ha un non so che di inebriante.Ma ci sono anche nuove forme di cattiveria in Chatroulette, concepite prontamente dagli utenti e basate sul social engineering: l'uso della psicologia per ottenere ciò che si vuole da una persona. Per esempio, fase 1: andare su un sito di webcam a luci rosse e registrare uno spezzone di video di una chattatrice in topless, per poi usarlo come falso segnale della propria webcam su Chatroulette. Fase 2: attendere che arrivi qualcuno e lasciare che dica qualcosa di sconveniente, attratto dal topless in questione.Fase 3: chiedergli il suo indirizzo di e-mail e ottenerlo al volo grazie agli ormoni che fanno dimenticare ogni prudenza. Fase 4: andare su Facebook e cercare quell'indirizzo di e-mail per vedere se la vittima ha un account Facebook. Fase 5: se ce l'ha, vedere se ha una ragazza e ne ha pubblicato il link al profilo in Facebook. Fase 6: contattare la ragazza via Facebook e mandarle la schermata della chat a luci rosse in cui si vede la vittima e la sua conversazione con una ragazza in topless.Non so se quest'esempio è autentico, ma il principio lo è senz'altro. Non mettete in piazza (e in Rete) la vostra vita e i vostri affetti, altrimenti qualcuno ne approfitterà.Da dove viene la follia disordinata di Chatroulette? Secondo il New York Times, è un parto dello studente diciassettenne moscovita Andrey Ternovskiy. O almeno così dice lui. L'idea è scaturita come progetto per uso personale, ma poi è cresciuta grazie al passaparola degli utenti e oggi si mantiene grazie alla pubblicità. Durerà? Difficile a dirsi. Ma è un esperimento molto illuminante, non tanto dal punto di vista tecnico, ma da quello umano. Se avete lo stomaco forte, provatelo e scoprirete aspetti della comunicazione umana che non conoscevate. E che forse avreste preferito non conoscere. Non dite che non vi ho avvisato.
http://attivissimo.blogspot.com/2010/03/chatroulette-anarchia-esilarante.html
It is time to up your game, shadow puppeteers. This morning presents you with some shadow art that will challenge your routine. The main artists featured here are Kumi Yamashita plus the art team Tim Noble and Sue Webster (who are responsible for the above image). Even if you’re afraid of your own shadow, don’t miss out on the goodies after the jump.
Kumi Yamashita:
Tim Noble & Sue Webster:
http://beautifuldecay.com/2010/03/10/shadow-art/
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Se non lo avete già fatto vi invito a vederlo... i primi minuti sono veramente commoventi
OSCARS IN FRAMES!
Up, 2009 (dir. Pete Docter, Bob Peterson)
Best Original Score - Michael Giacchino
By missvengeance
http://moviesinframes.tumblr.com/post/434855544
Tempo fa Marina su Ecoblog segnalò la notizia della ex miniera d’oro di Furtei, Comune della Provincia del Medio Campidano in Sardegna. In quell’articolo si denunciò la situazione critica di un bacino, sito nel luogo, sottolineando come le acque acide in esso contenute fossero ricche di metalli pericolosi.
Quel bacino era allora a forte rischio esondazione e le possibilità che quelle stesse acque tracimassero e inquinassero le falde dei terreni circostanti erano molto alte. Ebbene, nella giornata di sabato scorso, è accaduto ciò che si temeva: a causa delle forti piogge dei giorni scorsi le acque del bacino hanno tracimato iniziando a filtrare nei terreni circostanti.
Ciò che è successo è davvero preoccupante e potrebbe avere conseguenze devastanti sull’ambiente. Fanno sapere gli esperti che se il livello del bacino non si abbasserà, le acque potrebbero raggiungere quelle del vicino Rio Mannu, determinando una vera e propria bomba ecologica. A lanciare l’allarme è il sindaco del luogo Luciano Cau che dice come la stessa amministrazione abbia la volontà di bonificare la zona, ma che allo stato attuale non ci sia nessuno in grado di farlo.
Ma come, ci chiediamo noi, nessun Ente che si prenda questa responsabilità? E se il Comune non ha i mezzi, che fanno Provincia e Regione? Il tutto inoltre avviene mentre proprio in questi giorni i 42 ex operai della miniera stanno occupando il palazzo della Regione Sardegna in attesa di avere notizie sul rinnovo della loro cassa integrazione.
Dagli alti piani della Regione intanto tutto procede al rilento con risposte che tardano ad arrivare, nonostante l’allarme sia ben noto da oltre due anni. Le acque hanno un Ph elevato e contengono zinco, ferro alluminio e rame: per far in modo che lo scempio venga evitato bisognerà abbassare il livello del bacino.
Bisogna far in fretta però, conclude il primo cittadino di Furtei. Intanto nelle giornate di ieri ed oggi ancora pochi segnali dagli organi competenti. Si spera che il peggio venga evitato, auspicando che non sia per l’ennesima volta la dea bendata a togliere le castagne dal fuoco.
Via | Unionesarda.com
Foto | Flickr
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/l_9YBVZCoto/sardegna-le-acque-pericolose-della-ex-miniera-doro-di-furtei-stanno-tracimando
di Mario Almerighi Ho conosciuto Sandro Pertini quando, negli anni ‘70, ci chiamavano “pretori d’assalto”. Lo incontrai per la prima volta quando era presidente della Camera. Pertini rappresentava, per noi giovani, la storia, il collegamento tra le sofferenze della guerra trascorsa e le conquiste di libertà, le speranze di progresso e di sviluppo della nostra democrazia. Nell’inverno del 1974, l’Italia era in piena crisi petrolifera. Le case, gli ospedali, le scuole erano prive di riscaldamento. Mancava il gasolio e la benzina. Ero pretore a Genova. In seguito a indagini, intercettazioni telefoniche e sequestri di documenti, accertai che i petrolieri pagavano tangenti pari al 5% dei guadagni loro concessi da leggi approvate dal Parlamento. I petrolieri erano i corruttori e ministri e parlamentari i corrotti. All’epoca l’organo inquirente dei ministri era la Commissione inquirente, formata da deputati e senatori e gli atti del processo dovevano essere consegnati al presidente della Camera. Pertini mi ricevette, lesse in mia presenza alcuni documenti. Pianse dalla rabbia e l’indomani dichiarò: "La morale è una scienza morta se la politica non cospira con lei e non la fa regnare nella nazione. La democrazia si difende, si sostiene e si rafforza con una grande tensione morale; la corruzione è nemica della democrazia, la corruzione offende la coscienza del cittadino onesto, l’esempio deve essere dato dalla classe dirigente e in primo luogo da me che vi parlo. Si colpiscano i colpevoli di corruzione senza pietismi, senza solidarietà di amicizia o di partito. Questa solidarietà sarebbe vera complicità, la politica deve essere fatta con le mani pulite". Pianosa. Quando, nell’aprile del 1932, nel carcere di Pianosa fu trasferito presso il sanatorio giudiziario, in precarie condizioni di salute, la madre presentò domanda di grazia alle autorità. Pertini così le scrisse: "Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna. Quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza? E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così allontanata da me, da non intendere più l’amore, che io sento per la mia idea?". Venne accusato di “istigazione all’odio tra le classi sociali” oltre che dei reati di stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa della irresponsabilità del re per gli atti di governo. Pertini, sia nell’interrogatorio dopo l’arresto, sia in quello condotto dal procuratore del Re, nonché all’udienza pubblica davanti al Tribunale di Savona, rivendicò il proprio operato assumendosi ogni responsabilità e dicendosi disposto a proseguire nella lotta per la libertà, qualunque fosse la condanna a cui andava incontro. Quirinale. Nel periodo della sua permanenza al Colle contribuì a fare della figura del presidente della Repubblica l’emblema dell’unità del popolo italiano. La sua statura morale contribuì al riavvicinamento dei cittadini alle istituzioni, in un momento difficile e costellato di avvenimenti delittuosi come quello degli anni di piombo. In seguito al terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980, dopo pochi giorni, denunciò pubblicamente l’impotenza e l’inefficienza dello Stato nei soccorsi in un famoso discorso televisivo a reti unificate, in cui denunciò quei settori dello Stato che avrebbero speculato sulle disgrazie come nel caso del terremoto del Belice. Nel febbraio 1983, tra lo stupore generale visitò in ospedale il giovane Paolo Di Nella, militante del Fronte della Gioventù, in coma per essere stato colpito alla testa da un sasso mentre affiggeva dei manifesti, e che nei giorni successivi morì. Nel 1988, si recò a visitare la camera ardente di Almirante, il segretario politico del Msi. Alle polemiche dei socialisti, così rispose: “Di fronte alla morte di un antico avversario politico che ha sempre portato rispetto alla mia persona e all’istituzione che ho rappresentato, ho ritenuto doveroso questo atto di estremo saluto, che non cancella certo le nostre diverse storie politiche. Ti ricordo, compagno...che a differenza di te che l’attacchi da morto, io i fascisti, prima in galera e poi nella resistenza li ho combattuti da vivi, a viso aperto, rischiando la mia pelle. Ora io saluto, con il rispetto dovuto, il collega parlamentare defunto, ricordandone l’elevato impegno politico e la coerenza di ideali. A ciascuno il suo, nel doveroso silenzio di fronte alla morte". Pertini considerava la libertà e la giustizia sociale un binomio inscindibile. Nel corso di una intervista disse: "Se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero”. La sua personalità era intrisa dei princìpi che avevano ispirato la democrazia parlamentare e repubblicana, nata dall’esperienza della Resistenza partigiana; era solito sostenere il suo rispetto della fede politica altrui tanto quanto il suo fermo rifiuto di tutte le ideologie che rinneghino la libertà di espressione. C’era sempre. La sua costante presenza nei momenti cruciali della vita pubblica italiana, nelle situazioni piacevoli come nei momenti difficili, è stata probabilmente uno dei motivi della sua grande popolarità. Spesso è stato definito come il "presidente più amato dagli italiani", ricordato per l’amore verso l’Italia, per il suo carisma, per il suo modo di fare schietto e ironico, per l’onestà, e per aver inaugurato un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini, con uno stile diretto e amichevole. La schiettezza e la pragmaticità di Pertini si riflesse inoltre anche nella sua azione politica ed istituzionale, facendolo apparire come un presidente che puntava alla concretezza, rifiutando compromessi e imponendosi con il suo rigore morale. L'elogio di Indro. Il giornalista Indro Montanelli, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 27 ottobre 1963, scrisse: "Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”. Pertini fu tra i presidenti che scelsero di non abitare nel Palazzo del Quirinale, mantenendo la propria residenza nel suo appartamento romano, secondo lo stesso Pertini per espresso desiderio della moglie. Visse infatti per molti anni in un attico che s’affaccia sulla fontana di Trevi. Gli abitanti del quartiere lo incontravano spesso, quando la mattina la macchina andava a prenderlo per andare "in ufficio" al Quirinale senza grandi apparati di sicurezza; per chi lo riconosceva e lo salutava, soprattutto i bambini, il presidente aveva sempre un sorriso e un gesto di saluto. Nella primavera del 1981 Pertini presiedette un’infuocata seduta del Csm di cui anch’io facevo parte. Erano in corso le indagini sulla P2 e il vicepresidente dell’epoca, il successore di Vittorio Bachelet, che era stato ucciso dalle Br, ne era rimasto coinvolto. Ero il più giovane del Consiglio e mi ero espresso per le dimissioni del vicepresidente. Al termine della seduta, lo avvicinai: "Le chiedo scusa se mi sono permesso di avere la pretesa che ascoltasse le mie modeste parole". “No, no…hai fatto benissimo…sai io preferisco ascoltare le parole dei giovani…voi giovani non avete ancora imparato a fare gli equilibristi…tu cerca di non impararlo mai…sai, quelli ogni tanto soffrono di vertigini e ogni tanto cadono, chi invece poggia i piedi sulla strada in cui crede va avanti sereno almeno col proprio animo”. E poi aggiunse: "Chissà se un giorno saranno ripagati i nostri sacrifici della resistenza…senza legalità non può esserci né libertà né democrazia…coraggio, coraggio…i tempi cambieranno…la storia deve andare avanti…”. Fu l’ultima volta che parlai con Sandro Pertini, ma ancora oggi penso a quella frase: “Chissà se un giorno…”. “Tutto muore con noi – era solito dire – però noi rimaniamo nel cuore di quelli che ci amano. Lì non muoriamo mai, e perciò possiamo parlare con i nostri cari, ed essi parlano a noi in silenzio”. Quanto vorrei oggi che Sandro Pertini non si limitasse a parlare a quelli che lo hanno amato e che lo amano ancora oggi. da il Fatto Quotidiano del 7 marzo
http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2451516.html
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...sono interdetto... a dir poco! ddl interpretativo??? cosa c'era da interpretare? c'erano delle regole uguali per tutti e la maggior parte dei giocatori se ne sono (...scegliete voi). Se ad una partita di calcio di serie C si presentano giocatori tesserati in seria A la partita secondo voi si gioca? Perchè queste elezioni si devono per forza fare comunque malgrado l'evidente illegalità nella presentazione delle liste???
MILANO (Reuters) - Il Tar della Lombardia ha accolto oggi la richiesta di sospensiva del provvedimento di esclusione del listino Per la Lombardia legato al presidente della Regione Roberto Formigoni, ammettendo
http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE62508Y20100306
Come i ladri professionisti, che agiscono nottetempo con passo felpato, il Pdl (Partito dei Ladri) ha svaligiato ieri notte un altro pezzo di legalità e di democrazia. Il decreto che fornisce la cosiddetta “interpretazione autentica” delle leggi elettorali stravolgendole ex post a immagine e somiglianza delle illegalità commesse presentando la lista del presidente Formigoni in Lombardia e quella del Pdl nel Lazio, è un obbrobrio giuridico, l'ultimo sputo sulla Costituzione.La consueta firma di Ponzio Napolitano è anche peggio di quelle apposte su altre leggi vergogna come il Lodo Alfano, le norme razziali anti-immigrati e lo scudo fiscale. Stavolta cambiano in corsa le regole della partita elettorale per riammettere in campo chi ne era stato espulso per evidenti illegalità. Cioè per consentire di vincere a chi, secondo la legge, non dovrebbe proprio giocare. Il tutto in barba ai diritti di coloro che hanno rispettato le regole, raccolto firme autentiche, presentato le liste in tempo utile. Senza contare la legge (nr. 400/1988) che vieta espressamente i decreti in materia elettorale.
Personalmente era da un pezzo che non mi sentivo più rappresentato da Giorgio Napolitano e nutrivo sempre maggiore nostalgia per i veri garanti della Costituzione come Einaudi, Pertini, Scalfaro e persino Ciampi. Da ieri – a giudicare dai centralini intasati del Quirinale – ho l'impressione di essere in ottima compagnia. Per 50 anni Napolitano è stato accompagnato dal nomignolo di “figlio del Re” per la sua straordinaria somiglianza con Umberto II di Savoia. Ma era il re sbagliato: Napolitano è il degno erede di Vittorio Emanuele III, il sovrano che nel 1922 non mosse un dito contro la marcia su Roma e nel 1943 fuggì a Brindisi. Anche lui, nella notte. (Vignetta di Fifo)SegnalazioniForza Mussolini - di Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 5 marzo 2010Decreto salva-liste, un golpe istituzionale - L'intervista di Micromega a Luigi De MagistrisMarco Travaglio presenta il suo ultimo libro "Ad Personam" (ingresso libero fino ad esaurimento posti)Torino, 8 marzo, ore 21 - C/o Teatro Nuovo, corso Massimo D'Azeglio 17 Intervengono Antonio Ingroia e Gustavo Zagrebelsky. Modera Ettore Boffano.Bologna, 10 marzo, ore 17 - C/o Bravo Caffé, via Mascarella 1.Taneto di Gattatico (RE) 10 marzo, ore 21.30 - C/o circolo Fuori Orario, via don Minzoni 96/b.Milano, 11 marzo, ore 21, C/o Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43Intervengono Piercamillo Davigo e Peter Gomez.Il calendario di tutte le presentazioni Commento del giornodi ezio - lasciato il 6/3/2010 alle 12:48 nel post Giustizia modello TamaroDemocrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto. (Blaise Pascal)
http://feedproxy.google.com/~r/Voglioscendere/~3/fsOIKFPhT1Q/2450871.html
Filed under: Office, Productivity, Web services, GoogleGoogle has been steadily adding to the variety of file types allowed in Google Apps -- you can store or share basically anything, now -- but there was still a missing link between the Microsoft Office documents you use on your desktop and the Google Docs files you edit in the cloud. A third party service called DocVerse bridged that gap, and now Google has acquired DocVerse.
We first reported on the possibility of this acquisition last December, but now it's finally a done deal. Now Google can provide the fantastic cloud-based Office collaboration abilities that DocVerse has been refining for some time. This is a well-timed move, considering that Microsoft's new business strategy is reportedly heavy on cloud-based software. Google is getting DocVerse's talent, as well as its technology. The team will join Google Docs.Google finally buys DocVerse, the bridge between MS Office and Google Apps originally appeared on Download Squad on Fri, 05 Mar 2010 17:00:00 EST. Please see our terms for use of feeds.Read | Permalink | Email this | Comments
Google - Microsoft Office - Google Docs - Microsoft - Google Apps
http://www.pheedcontent.com/click.phdo?i=2c853b04990c66d9de4b2e97c65c3151
Buone notizie sul fronte fotovoltaico: Il settore ha infatti raggiunto un nuovo record superando la soglia di 1 GW di potenza installata. Attualmente si contano circa 70.000 impianti certificati in esercizio, per una produzione di energia elettrica pari a 1.300 GWh su base annua. Con queste cifre l’Italia si piazza ora in una posizione invidiabile in classifica, divenendo il secondo Paese in Europa per potenza installata di questa tecnologia, dietro, seppur distante, alla Germania.
L’energia prodotta sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 1.200.000 persone ovvero quanto la popolazione dell’intero Friuli Venezia Giulia. Se da un lato c’è finalmente da star contenti per i risultati che finalmente arrivano, dall’altra mi sorge spontanea una domanda: continueremo a crescere esponenzialmente in questa tecnologia anche dopo la riduzione delle tariffe del Conto Energia?
Saremo capaci di tenere il passo con meno aiuti pubblici e la (probabile?) riduzione dei prezzi di acquisto delle tecnologie? Chissà. Intanto un importante quotidiano economico italiano sottolinea come per quel che riguarda la ricchezza generata dal comparto fotovoltaico ci sia poco da stare allegri.
Sembrerebbe infatti che alle aziende nostrane rimarrebbe ben poco in tasca; in sostanza i guadagni si concentrerebbero soprattutto a valle della filiera, cioè nella distribuzione e nell’installazione degli impianti, in una percentuale compresa fra il 7 e il 17%.
Per quel che riguarda invece la produzione e vendita del silicio, dove i margini superano il 50%, le importazioni raggiungono quota 98% con il restante 2% rappresentato da imprese estere con filiale italiana. Per carità nessuna scoperta sensazionale, già altre volte su Ecoblog abbiamo segnalato come nel settore i capitali stranieri la facciano da padrone.
Mi rimane comunque un dubbio finale: riusciremo a tenere il passo arrivando ad essere competitivi anche a livello produttivo o con la fine degli incentivi assisteremo ad un lento declino dell’energia solare?
Via | Ilsole24ore.com; Rinnovabili.it
Foto | Flickr
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/rPE2zDSbzUo/fotovoltaico-litalia-e-ora-seconda-in-europa-dietro-soltanto-alla-germania-durera
…or perhaps why making DRM transparent and easy is important (The Brads via @liza via @kirkbiglione via @siracusa)
http://feedproxy.google.com/~r/9To5Mac-MacAllDay/~3/E2pUZp7OnqM/drm-comic-funny-2459086523
UE e IE, utenti obbligati alla libertà di sceltaQuesto articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "giulio" e "economia*********" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Nelle prossime settimane gli utenti europei di Windows che hanno Internet Explorer come browser predefinito si troveranno con una schermata decisamente insolita: verrà chiesto loro di scegliere quale browser vogliono usare. E gli utenti di Windows 7 si vedranno sparire Internet Explorer dalla taskbar anche se decidono di continuare a usare IE.La schermata sarà accompagnata da un testo decisamente bizzarro. Tradotto dalla versione inglese mostrata nella spiegazione di Microsoft, recita grosso modo così: "Il tuo browser è una parte di software importante sul tuo computer. È quella che usi per navigare in Internet. È la finestra intorno ai siti Web che visiti".Prima che cominciate a sospettare che Microsoft abbia deciso di trattare i propri utenti come rimbambiti ai quali si deve parlare con frasi corte e parole semplici, vi fermo subito. Il testo è il frutto degli accordi di Microsoft con la Commissione Europea per risolvere l'annosa disputa in materia di concorrenza derivante dal tying (vendita abbinata) di Internet Explorer e Windows. Il fatto che Internet Explorer sia preinstallato in Windows, dice in sostanza la Commissione, crea un vantaggio rispetto ai browser concorrenti, tanto che molti utenti non sanno neanche che esistono altri browser oltre a Internet Explorer. Questa schermata intende riequilibrare il mercato informando gli utenti di questa loro libertà di scelta.Paradossalmente, la libertà di scelta è imposta dall'UE agli utenti: la schermata comparirà grazie a un aggiornamento automatico di Windows XP, Vista e 7 per tutti coloro che, in Europa, hanno Internet Explorer come browser predefinito. Più precisamente, questo succederà nei trenta paesi dello Spazio Economico Europeo, come spiegato qui; la Svizzera dovrebbe essere esclusa.La schermata mostrerà un elenco di dodici browser, presentati in ordine casuale, con pulsanti per scaricarli e installarli: Avant, Chrome, Firefox, FlashPeak Slimbrowser, Flock, K-Meleon, GreenBrowser, Maxthon, Opera, Safari, Sleipnir e naturalmente anche Internet Explorer (video). I primi utenti a provare il brivido della libertà obbligatoria saranno quelli del Regno Unito, del Belgio e della Francia a partire dai primi giorni di marzo. Se fate assistenza informatica per lavoro, suggerisco di prepararvi con una seduta di meditazione rilassante a una pioggia di "aiuto, mi è sparita Internet!" quando l'aggiornamento rimuoverà l'icona di Internet Explorer dalla taskbar. O se siete cattivi, dite che è successo perché l'utente ha digitato "Google" in Google e ha rotto Internet.
http://attivissimo.blogspot.com/2010/02/utenti-ie-lue-impone-offerta-browser.html
Shared by giancarlo
certo che 300 mln € sono una cifra importante... ma siamo sicuri che sia proprio questa l'evasione prioritaria da affrontare?
Problemi nel leggere la bolletta elettrica? Non preoccupatevi, ben presto potrebbe esserlo ancora di più. Infatti, per combattere l’evasione dal canone Rai, in Viale Mazzini è spuntata l’ipotesi di farlo pagare in bolletta. L’ipotesi, della quale si è parlato più volte in passato, è emersa dopo l’approvazione in consiglio d’amministrazione del nuovo contratto di servizio 2010-12 che fa esplicito riferimento alla lotta all’evasione.
La volontà dell’azienda Rai sarebbe concreta e lo stesso Governo nostrano si sarebbe dichiarato possibilista circa l’integrazione di questa tassa nella nostra bolletta. Gli alti dirigenti Rai fanno inoltre notare come, oltre al fatto che la soluzione sarebbe la migliore possibile, in altri Paesi (vedi Grecia) questo già succede.
Questo sistema, concludono dagli alti piani della Rai, azzererebbe l’evasione del canone Rai, la quale, secondo alcuni calcoli, sarebbe stimata intorno ai 300 milioni di euro. Sulla questione vorrei però fare un appunto. Se da un lato potrebbe essere lecito mettere a punto un piano antievasione, dall’altro permangono forti dubbi circa l’integrazione di una tassa (quella della bolletta elettrica appunto) con un’altra che di energetico non ha nulla a che vedere.
E’ vero che nella nostra bolletta paghiamo cifre che possono sollevare mille dubbi e che vanno a finanziare enti ed imprese discutibili (fonti assimilabili, dismissioni del nucleare, ricerca ad enti privati), ma, detto questo, sarebbe accettabile integrare alla nostra lampadina i costi di un’azienda che nel campo dell’energia ha ben poco a che fare?
Non resta che rassegnarci: mentre la nostra lampadina pagherà i naufraghi dell’Isola dei Famosi e il nostro microonde risarcirà Emanuele Filiberto dei suoi torti, noi continueremo a parlare di risparmio energetico e nessuno se ne accorgerà.
Via | Regione.toscana.it
Foto | Flickr
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/JnYHvq6NQFI/pagheremo-il-canone-rai-nella-bolletta-elettrica
Shared by giancarlo
un approccio interessante al problema della compatibilità binaria (con "side effect" positivi sulla semplicità e stabilità delle interfacce)
http://zchydem.enume.net/?p=504
Shared by giancarlo
la Casa del consumatore... quasi quasi mi associo :(
Mini idro, maxi batosta: il Consiglio di Stato ha rigettato gli appelli proposti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e dall’Associazione produttori energia da fonti rinnovabili (Aper) e ha annullato definitivamente la delibera ARG/elt 109/08 dell’Autorità. Tale delibera fissava l’aumento dei prezzi minimi garantiti per l’energia prodotta da fonte idroelettrica.
Ne deriva che i gestori degli impianti idroelettrici di potenza inferiore al megawatt dovranno restituire allo Stato la differenza tra il vecchio prezzo minimo e il nuovo, che è stato cassato. Furiosa l’Aper che ritiene la decisione del Consiglio di Stato troppo penalizzante e ipotizza un 2010 in forte perdita per gli impianti di piccolissima taglia. Ma soprattutto, afferma l’Aper
è pericoloso il messaggio che questa vicenda rischia di trasmettere al pubblico: ossia che le rinnovabili costano troppo, mentre gli operatori sanno bene che gli oneri che incidono sulla componente A3 sono ben altri.
Il fattaccio, infatti, deriva da un ricorso fatto da una associazione di consumatori che riteneva troppo caro per i cittadini il contributo dato al mini idro. Tale associazione si chiama Casa del consumatore e, dal nome, già dovreste capire chi ha dietro come referenti politici. Se il nome non vi basta, c’è anche altro.
La Casa del consumatore nasce dieci anni fa dall’idea dell’avvocato Roberto Arnoldi, ex sindaco democristiano di Curno (Bg) ed oggi è presieduta da Giovanni Ferrari, avvocato e docente di diritto commerciale a Genova, membro dei gruppi di lavoro Trasporti e Politiche UE presso il Ministero dello Sviluppo Economico e membro del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, oltre che del Consiglio Regionale Consumatori e Utenti presso la Regione Liguria.
Nel direttivo dell’associazione, negli anni, si sono succeduti diversi esponenti dell’attuale Pdl e della Lega Nord e il blog dell’associazione stessa è realizzato in collaborazione con il TgCom di Mediaset. Credo che non sia azzardato definire la Casa del consumatore come l’associazione dei consumatori di fiducia del Premier…
Che il centro destra non ami le rinnovabili è ormai noto. Almeno tanto quanto è noto che ami il nucleare. Posizioni legittime, per carità, ma qualcuno ci spieghi perchè se la sono presa con il mini idroelettrico. Va bene l’eolico che deturpa il paesaggio, va bene il fotovoltaico che desertifica la campagna, ma l’idroelettrico… suvvìa, questo non faceva male proprio a nessuno.
Via | Aper, Consiglio di Stato, Adoc
Foto | Flickr
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/Kp-Yw3Q86vU/lassociazione-dei-consumatori-di-berlusconi-boicotta-il-mini-idro
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michael jordan: "I have missed more than 9,000 shots in my career. I have lost almost 300 games. On 26 occasions I have been entrusted to take the game winning shot, and I missed. I have failed over and over and over again in my life. And that is why I succeed." E se lo dice lui... :D
Traduci al ITALIANO >>>
People make mistakes. This is not 'human error',
it is human nature
Is this that permits us to learn, to adapt and to innovate.
There is arrogant people that makes mistakes like everyone else but denies it and always thinks it's someone else fault. They think they are smarter just because they believe that anyone else is stupid.
There is people that puts all his energy to avoid mistakes, and this prevent themselves to pursue their potential.
There is shy people, that makes mistakes like everyone else, when it happen they blush, and they try hard to learn from their mistakes, and sometime they give up.
To all of you, to all of us, and to me I dedicate this inspiring web page: 50 Famously Successful People Who Failed At First
Tags : Team Work | Agile | Motivazione | Creatività | Innovazione |
http://blogs.ugidotnet.org/luKa/archive/2010/02/18/50-famously-successful-people-who-failed-at-first.aspx
Vi è mai capitato di aver bisogno di un programma che eseguisse uno script ad un certo evento relativo al file system (creazione, modifica o cancellazione di file)?
Filechanged ed incron sono la risposta alle vostre necessità. Il primo è un comando che vi consente di monitorare una directory e ricevere le notifiche di tutti i file che hanno subito cambiamenti all’interno. Potreste per esempio usarlo per mantenere una copia di backup sfruttando rsync.
Incron, invece, è un demone cron basato su inotify e che quindi esegue determinate azioni non in base ad intervalli temporali, ma ad eventi relativi al filesystem. Dopo il salto la lista delle azioni che si possono monitorare.
IN_ACCESS: File was accessed (read)
IN_ATTRIB: Metadata changed (permissions, timestamps, extended attributes, etc.)
IN_CLOSE_WRITE: File opened for writing was closed
IN_CLOSE_NOWRITE: File not opened for writing was closed
IN_CREATE: File/directory created in watched directory
IN_DELETE: File/directory deleted from watched directory
IN_DELETE_SELF: Watched file/directory was itself deleted
IN_MODIFY: File was modified
IN_MOVE_SELF: Watched file/directory was itself moved
IN_MOVED_FROM: File moved out of watched directory
IN_MOVED_TO: File moved into watched directory
IN_OPEN: File was opened
http://feeds.blogo.it/~r/Ossblog/it/~3/F2Vu1AO91vc/fileschanged-e-incron-tenete-sotto-controllo-i-vostri-file-system
Filed under: Windows, Adobe
Imagine you're working on a PSD file, you duplicate it and work further on it when creating a new version. And one day, you need a layer or effect that only exists in only one of these files -- among the heap of 2MB files that were hastily named 'Untitled1.psd, 'Untitled2.psd', 'Untitled2_a.psd'. And now you have to open every single file, wait for it to load, scroll through it, and then find the effects you were looking for.
Sounds familiar? Okay, maybe you've learned the lesson "save early and save often" -- and if you're really lucky, you've learned to save a new copy each time, so if you make a mistake you can go back to an earlier draft. But this tool really helps highlighting the differences between two PSD files when you messed it up -- layer by layer. Effect by effect.
It also integrates with the Windows Explorer context menu, letting you select files to compare straight from their folder -- you don't have to open Photoshop. Better still: It's free! ComparePSD is a free download for Windows only, a Mac version is under development.ComparePSD finds differences in two PSD Files originally appeared on Download Squad on Wed, 17 Feb 2010 10:35:00 EST. Please see our terms for use of feeds.Permalink | Email this | Comments
Windows Explorer - Context menu - Microsoft Windows - Download Squad - Windows
http://www.pheedcontent.com/click.phdo?i=b4195c51fbde014ee0bae9efcd48ea77
Client: “[Indian outsourcer] says he can do this site for $200. Why should I go with you?”
Me: “Has he done any work for you in the past?”
Client: Yeah! He did [Other Site] for me.
[I load the other site]
Me: “The entire site’s done in Flash.”
Client: “Huh?”
Me: “It’s a site for iPhone users.”
Client: “I know. Cool, huh?”
Me: “It’s a site for iPhone users… none of whom can see it…”
Client: “Huh?”
Me: “The iPhone doesn’t support Flash.”
Client: “Well it looks fine on my PC!”
Me: “Do you have an iPhone?”
Client: “No.”
Me: “…”
Client: “Tell you what, I’m just gonna go with [Indian outsourcer]. He seems like he knows what he’s doing and I’m not sure you do.”
Me: “Have fun.”
http://feedproxy.google.com/~r/ClientsFromHell/~3/nnHkjZRCFhY/392772921
Shared by giancarlo
ne sentiremo parlare in futuro???
http://meego.com/
Filed under: Web services, Google, Social Software
Concerns about privacy on Google's new social network, Buzz, have resulted in some serious changes. Google will disable the autofollow feature that connects new Buzz users automatically to their most frequently-emailed contacts. These autofollows exposed users' information to everyone from annoying friends to abusive ex-husbands. They've been replaced with suggested friends instead, so you can opt in to follow someone instead of having to opt out later.
Another privacy concern was that Google Reader and Picasa accounts were automatically connected to Buzz. Not only was this a privacy concern, it was a spam issue. I have some friends who disconnected their Reader accounts from Buzz because they habitually share a huge number of items. That's cool in Reader, where people have already learned your habits and opted in to follow you. Not so cool in Buzz, especially when autofollows were in place.
All in all, this was a smart move on Google's part. Buzz is an interesting concept, and it could very easily have become tainted with privacy complaints and cries of Big Brother. Way to go, privacy watchdogs of the web, for calling for a change. Way to go, Google, for implementing it so quickly.
[via Gmail Blog]Google responds to privacy concerns, kills Buzz autofollow feature originally appeared on Download Squad on Sun, 14 Feb 2010 08:02:00 EST. Please see our terms for use of feeds.Read | Permalink | Email this | Comments
Google Reader - Google - Picasa - Privacy - Social network
http://www.pheedcontent.com/click.phdo?i=a139418def2b9e5a436f9796e328963a
Here are some tips that help you use Google Buzz in new interesting ways.1. Send direct messages.If you'd like to send a private message to someone, type @ and use Gmail's autocomplete feature to find the email address of your contact. After typing the message, make sure that the private option is selected, click on "Post to other groups" and create an empty group. You could call it "No one", "Empty group" etc. Now you can send your message.When you send a private message, Google Buzz lets you select one or more groups that will receive message, but you can also include the contacts in your message.2. Disable email notifications.When someone replies to one of your Google Buzz messages, Google sends an email notification to your Gmail account. If you don't like the notifications or they clutter your inbox, create a filter that archives or deletes all the messages that are labeled "buzz" (a built-in Gmail label). Make sure you type label:buzz (you could also use is:buzz) in the "Has the words" box and ignore Gmail's warning.3. Add more connected sites.Google Buzz lets you import content from services like Google Reader, Picasa, Blogger, Twitter, Flickr, but it's not obvious how to add other sites. Let's say you want to add your FriendFeed profile or the feed of your site. To do that, you need to make sure that the site links to your Google Profile or to one of the services that are associated with your Google Profile.Google explains how to add a link to your profile and how to include a special markup (rel="me") that offers more information about the link.Unfortunately, you can't connect the site immediately after you add the link. Google needs to crawl the site before updating the connections. "When the site is re-crawled the mutual claim will be verified and feeds associated with the site will be made available within Google Buzz for the verified user."4. Link to a Google Buzz message.If a message is public, it has a permalink that could be used to share the discussion. Gmail shows the links without having to use additional options, but it's not obvious that the timestamp of the message is actually a permalink.5. Quickly open Google Buzz.If you've enabled keyboard shortcuts in Gmail, type g b from any Gmail view and you'll open Google Buzz.Some other useful shortcuts:Shift+l - like a messagem - mute (ignore) a conversationr - add a commentp / n - go to the newer / older conversationo - expand conversation6. Hide Google Buzz's counter.Google Buzz's message counter is distracting, so it would be nice to hide it. Unfortunately, there's no Gmail option that lets you hide counter, but you can hide the link to Google Buzz. Drag "Buzz" to the "X more" drop-down and you can hide the Buzz label.7. Subscribe to a Google Buzz account in a feed reader.Google posts each public message to the user's profile page. Open the profile page and click on the orange icon displayed by your browser to subscribe to the feed. A Google Buzz feed has an address that looks like this:http://buzz.googleapis.com/feeds//public/posted8. Find public Google Buzz messages.If you thought that Google Buzz's search box is restricted to your social connections, think again. Google Buzz's search feature shows the latest public messages that match your query.Some useful searches:author:@gmail.com - find all the messages written by a specific user (you can also use a partial name instead of an email address)commenter:@gmail.com - find all the messages that have a comment from a specific userhas:photo, has:video, has:link - restricts the results to messages that include photos, videos or links (for example: vancouver has:photo)source:flickr, source:twitter, source:reader- restricts the results to messages imported from Flickr, Twitter, Google Reader (for example: vancouver source:flickr)9. Save searchesYou can bookmark your favorite Buzz searches by enabling the Quick Links feature from Gmail Labs. After performing a search, click on "Add quick link" and add a name for your bookmark.10. View Google Buzz photos in a slideshowWhen you upload photos to Google Buzz, they're added to Picasa Web Albums. If you click on a thumbnail, Google Buzz will open a lightbox to help you quickly navigate between images. Unfortunately, there's no option to view the images in a slideshow, but Picasa Web Albums has this feature and there's a small link that opens the photo album. Click on "view all" and you can select the slideshow option, export photos using Picasa or print photos.11. Add rich text messagesYou can use the same tricks that work in Google Talk to write rich text messages:*bold message*_italic message_-deleted message-12. Google Buzz on a mapUse the address of the mobile Google Maps interface to see Google Buzz messages from all over the world. There's also a list view for nearby messages.{ Thanks, KosciaK. }
http://googlesystem.blogspot.com/2010/02/google-buzz-tips.html
Shared by giancarlo
per chi usa svn e hudson (come noi ultimamente ;-))
We all know that keeping important files in version control is critical, as it ensures problematic changes can be reverted and can serve as a backup mechanism as well. Code and resources are often kept in version control, but it can be easy to forget your continuous integration (CI) server itself! If a disk were to die or fall victim to a misplaced rm -rf, you could lose all the history and configuration associated with the jobs your CI server manages. It’s pretty simple to create a repository, but it isn’t obvious which parts of your $HUDSON_HOME you’ll want to backup. You’ll also want to have some automation so new projects get added to the repository, and deleted ones get removed. Luckily we have a great tool to handle this: Hudson! We have a Hudson job which runs nightly, performs the appropriate SVN commands, and checks in. The high-level overview of this job is basically:
Add any new jobs, users, plugin configurations, et cetera: svn add -q --parents *.xml jobs/*/config.xml users/*/config.xml userContent/*
Remove anything from SVN that no longer exists (such as a deleted job): svn status | grep '\!' | awk '{print $2;}' | xargs -r svn rm
Check it in! svn ci --non-interactive --username=mrhudson -m "automated commit of Hudson configuration"
You’ll want to make sure to use the --non-interactive option for any automated svn operations, as this ensures Subversion won’t hang asking a question but instead fail immediately. You may also need to provide your password with the --password option.
To make such a Hudson job, create a new job, tie it to the master (since this is where the configuration files are), set it to build periodically (we use “@midnight”), and add an “Execute shell” build step. Here’s the full script we use, to put into the build step: # Change into your HUDSON_HOME.cd /opt/hudson# Add any new conf files, jobs, users, and content.svn add -q --parents *.xml jobs/*/config.xml users/*/config.xml userContent/*# Ignore things in the root we don't care about.echo -e "war\nlog\n*.log\n*.tmp\n*.old\n*.bak\n*.jar\n*.json" > myignoressvn propset svn:ignore -F myignores . && rm myignores# Ignore things in jobs/* we don't care about.echo -e "builds\nlast*\nnext*\n*.txt\n*.log\nworkspace*\ncobertura\njavadoc\nhtmlreports\nncover\ndoclinks" > myignoressvn propset svn:ignore -F myignores jobs/* && rm myignores# Remove anything from SVN that no longer exists in Hudson.svn status | grep '\!' | awk '{print $2;}' | xargs -r svn rm# And finally, check in of course, showing status before and after for logging.svn st && svn ci --non-interactive --username=mrhudson -m "automated commit of Hudson configuration" && svn st You’ll notice this does some extra things like set the svn:ignores property to provide a relatively clean svn st which it shows before and after the commit for logging purposes. One thing this job doesn’t do is put the build results of your jobs in version control. Because historical build logs and artifacts will never change and are also potentially large, a periodic (daily or weekly) cp or rsync of the jobs directory will still give you restorability while keeping your repository lean. Now you can sleep well at night knowing that your CI server is safe and sound. If you are doing a similar thing with Hudson or another CI system, let us know about your solution! Editor's Note: Mike Rooney is a Software Engineer at Genius.com, provider of real-time marketing automation software connecting marketing and sales. You can read more posts from Mike and other Geniuses at eng.genius.com
http://feedproxy.google.com/~r/ContinuousBlog/~3/CDJYseIfWB8/keeping-your-configuration-and-data-subversion
12 simple tricks to help give you a better Buzz.
http://aext.net/2010/02/12-undocumented-tricks-for-google-buzz/
Shared by giancarlo
servizio meteo "fai da te"
http://www.wunderground.com/cgi-bin/findweather/getForecast?brand=wxmap&query=carbonia
Shared by giancarlo
se non lo avete già fatto aggiungete il feed rss di paolo attivissimo al vostro aggregatore... ne vale la pena
Buzz, Google copia l'idea da Twitter e il rispetto per la privacy da FacebookQuesto articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "1Axya1" e "alessiobea".Ieri è comparsa nella mia interfaccia Web su Gmail una nuova opzione: Buzz. Google Buzz è la risposta di Google, presentata pochi giorni fa, a Twitter e Facebook: si va su Gmail, si clicca sull'opzione Buzz (se c'è; arriverà gradualmente a tutti gli account Google) e compare una finestrella nella quale immettere un messaggio, un'immagine o un video, che verrà immediatamente condiviso con gli utenti che sono stati definiti "amici" dai misteriosi meccanismi automatici di Google.È tutto automatico e non c'è nulla da installare: Buzz sceglie persino gli amici per voi. Quando ho cliccato su Buzz per la prima volta ho scoperto che (a mia insaputa) già stavo seguendo le Buzzate di sei persone e che quaranta follower erano già in posizione per seguire le mie (inesistenti) Buzzate. La cosa, per dirla tutta, non m'è piaciuta.Sono andato a documentarmi un po' e ho scoperto che ci sono un po' di problemi di privacy con Google Buzz, segnalati per esempio da Gizmodo e Business Insider: gli "amici" vengono scelti da Google sulla base degli utenti con i quali ho scambiato il maggior numero di e-mail o messaggi in chat. I suoi criteri sono un po' nebulosi, perché dei sei "amici" che mi ha proposto di seguire ne conosco solo uno.Già a questo punto avrei avuto da obiettare, perché io scambio parecchia mail anche con gente che non mi è affatto amica (i vari complottisti, ufologisterici, paranormalisti, sciachimisti, spammer e altri simpatici personaggi della Rete). Ma pazienza, perché posso sempre modificare la lista degli "amici". L'ho fatto subito, prima ancora di mandare la prima Buzzata. Fra l'altro, il pulsante OK nella pagina non serve ad attivare Buzz: si limita a chiudere la pagina delle impostazioni di Buzz.I veri problemi di privacy riguardano la lista dei miei "amici": stando alle fonti sopra citate, infatti, la lista è automaticamente pubblica per chiunque guardi il mio profilo su Google o Blogger (qui o qui), se io non modifico le impostazioni predefinite.Un momento. Saranno pure fatti miei chi sono o non sono i miei amici e le persone alle quali scrivo di più, giusto? Trovarsi l'elenco spiattellato in pubblico non è molto cortese da parte di Google. Non ho dato a Google il permesso di far sapere al mondo con chi corrispondo. Già così ho una focosa rete di ficcanaso che cerca in tutti i modi di farsi i fatti miei, e non certo per amore sbocciato a Sanremo. Figuriamoci se voglio rendere loro la vita più facile.Non ho niente da nascondere, ma come ben sa chiunque segua le questioni di privacy in Rete, non è questione di nascondere: è il sacrosanto diritto a farsi i fatti propri senza che altri ci mettano il naso e saltino a conclusioni sbagliate. E come giornalista ho scambi di corrispondenza per i quali mi è stato chiesta la riservatezza. Trovare pubblicati gli indirizzi delle persone che mi hanno mandato informazioni confidenziali non sarebbe molto elegante.Ho controllato subito: prima di Buzzare, nel mio profilo non c'era nessuna lista di "amici". Bene. Ho provato a Buzzare ed è comparso quest'invito. Notate la scritta piccina piccina: "Il tuo profilo include il tuo nome, la tua foto, le persone di cui segui gli aggiornamenti e quelle che seguono i tuoi."Per il bene della scienza, ho cliccato su Salva profilo e continua, poi mi sono precipitato a vedere il mio profilo aggiornato. Ebbene sì: a questo punto conteneva due link in più, che portavano all'elenco dei miei follower (Google Buzz li chiama così anche in italiano; "seguaci" pareva forse un po' morboso) e dei miei "amici" che seguo via Buzz. Erano link visibili non solo a me, quando faccio login al mio account Google, ma a qualunque altro utente Google (non erano visibili a chi visita il profilo senza aver fatto login a Google). Questo conferma le segnalazioni di Gizmodo e Business Insider. Decisamente è il caso di seguire le loro indicazioni e mettere il bavaglio a quella portinaia garrula che è Google Buzz. Ecco come ho fatto.Ho cliccato sul mio nome nella pagina di impostazioni di Buzz e poi sul link al mio profilo Google. Nel mio profilo, ho cliccato su Modifica il profilo e ho disattivato la casella Visualizza l'elenco delle persone di cui seguo gli aggiornamenti e delle persone che seguono i miei aggiornamenti. Suvvia, Google, ci voleva tanto a lasciarla disattiva per default?In fondo alla pagina ho cliccato su Salva modifiche. A questo punto il mio profilo indica che i follower e i followati (orrido neologismo, scusatemi) sono visibili solo a me. Andando a visitare il mio profilo da un altro account Google, l'elenco dei seguiti e seguaci non è più visibile a tutti.Adesso che questa magagna è risolta, com'è Buzz? Lo provo un po', poi vi racconto.
http://attivissimo.blogspot.com/2010/02/google-buzz-un-po-ficcanaso-come.html
Google claims the option to prevent public contact exposure through Buzz was always there, just not obvious enough. So they've clarified the Buzz setup process, made blocking followers easier, and explaining how followers without Buzz/Google profiles are publicly displayed.Does it seem to you like Google underestimated how seriously people would take having even a small part of their inboxes exposed to the world? Yeah, well, us too. Still, Google does seem to have moved quickly to at least make opting out of public follower/folowee listing a more prominent option, if not necessarily a default.
The first point, regarding public profile follow listings:
1. More visible option to not show followers/people you follow on your public profile
If you don't want to share the lists of people who are following you and people you are following publicly on your profile, you can always opt out during the profile set-up when you first use Buzz or at any time from the edit profile page. We are making this option more prominent in the set up process, to ensure everyone who wanted to hide these lists can do so easily.
That's certainly a help for anyone getting into Buzz just now. Then again, Google touts in the same post the "tens of millions of people" who have logged into Buzz in some way, creating 9 million posts and comments, and those folks have to discover the non-public option on their own. The post also explains that blocking new followers is one of the two options you'll see when you jump into Buzz, and that followers without a public profile won't be seen in your profile until they create one.
If you had to rewrite Buzz's privacy settings from the beginning, how would you carve out what's public and what's not? Detail your dream setup in the comments.
Millions of Buzz users, and improvements based on your feedback [Official Gmail Blog via ReadWriteWeb]
http://feeds.gawker.com/~r/lifehacker/full/~3/H_MYtCfoTAA/google-updates-explains-buzz-privacy-setup
L’Unione Europea bacchetta l’Italia. Questa volta a Bruxelles sono sotto la lente di ingrandimento gli incentivi Cip6 e i costi del decommissioning delle centrali nucleari italiane pre-referendum.
La cosa, tra l’altro, sarebbe anche abbastanza seria perchè, come riporta Reuters, c’è già una procedura di messa in mora avviata e notificata al nostro paese con una lettera di fine gennaio. La cosa è tecnica, ma è molto interessante perchè potrebbe avere ripercussioni assai serie sulle velleità italiane di ritorno al nucleare. Ma prima del nucleare, affrontiamo la questione Cip6.
Di Cip6 l’Europa si è occupata più volte, arrivando persino ad ascoltare quanto aveva da dire in merito Beppe grillo. Questa volta, però, la posizione è assai dura e decisa: gli incentivi Cip6 sono una distorsione, oltre che del concetto di rinnovabili, anche delle regole del mercato.
Tali contributi, infatti, sono pagati da tutti i cittadini in bolletta ed erogati sotto forma di “acquisti garantiti di elettricità da parte dello Stato ad un prezzo superiore a quello di mercato”. Cosa che favorisce largamente le aziende che ne usufruiscono perchè non si troveranno mai nella condizione di produrre e non vendere: al contrario, producono, vendono e guadagnano molto più del normale.
La Ue, tra l’altro, intrinsecamente torna a criticare il concetto di “assimilate alle rinnovabili”. La messa in mora, infatti, vale solo per l’energia incentivata con il Cip6 e non per quella realmente rinnovabile che, anch’essa, avendo priorità di dispacciamento sulla rete elettrica viene favorita dallo Stato. Le “assimilate”, invece, non avendo alcun motivo di essere preferite non hanno nemmeno il diritto al superincentivo.
Per quanto riguarda il decommissioning, invece, l’Europa riconosce il diritto al rimborso statale per le aziende che, a cavallo del referendum, avevano centrali ancora in costruzione. Secondo Bruxelles, però, tale rimborso (che viene pagato sempre in bolletta dagli italiani) sarebbe eccessivo perchè “una parte dei costi inerenti alla gestione dei rifiuti avrebbe dovuto essere sostenuta dagli operatori nucleari prima della chiusura definitiva degli impianti”. Questo, in altri termini, si traduce nella famosa massima che chi inquina paga e, di conseguenza, i costi di decommissioning e smaltimento dei rifiuti devono essere addossati al privato che costruisce l’impianto e non allo Stato.
Ribadire questo concetto, proprio quando in Italia si progetta il ritorno al nucleare, non è cosa da poco. La procedura europea di messa in mora, infatti, spazza via ogni dubbio sulle possibilità che lo Stato italiano possa prendersi carico dei costi di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti o di costruzione delle centrali. E se per caso qualcuno a Roma avesse già pensato a girare la frittata pagando l’energia nucleare con gli incentivi Cip6 (d’altronde tra le assimilate c’è di tutto, perchè non metterci anche l’uranio?) adesso dovrà trovare altre soluzioni per promuovere anche economicamente questa tipo di energia.
Via | Reuters
Foto | Unione europea
http://feeds.blogo.it/~r/ecoblog/it/~3/PC_lLlJUzss/nucleare-e-cip6-nuova-batosta-per-litalia-dalla-ue
While the boys are only 2 and 4, I'm always keeping an eye out on new ways to teach them programming. Certainly I hope they'll be more well-rounded and I and spend more time outside, but a even a basic background in programming and logic, I think, produces a more empowered individual. Created by Vijaye Raji, Small Basic is a simple (only 15 keywords) but powerful environment for getting started programming. Great for kids and non-technical spouses, but powerful enough even for the professional game developer. In fact, Small Basic is probably the fastest and simplest way I've seen yet to produce and publish Silverlight-based games. Read on to see why. Small Basic is part of MSDN DevLabs and just released version 0.8. It's the eighth installment, but I suspect they are too modest to call it 8.0. ;) It's even internationalized in English, Chinese, French, German, Italian, Japanese, Jorean, Russian, Spanish, Brazilian Portuguese and Turkish...so if you know a computer teacher, you might tell them about this! Take a look at Small Basic Tetris, for example. You can run it in the browser with Silverlight, right here. The full Small Basic source code for the app is listed right on the page. There's a bunch of great sample Small Basic apps here also. It has a nice friendly IDE (Integrated Development Environment) with a clever take on Intellisense as seen below. The IDE goes out of its way to give you as much information and context as possible not only with the intellisense "arc" but also context-sensitive help in the right doc. Even more clever, I think, is the "Graduate" button that will convert your Small Basic program into Visual Basic for use directly in Visual Studio. Here's what a Small Basic text mode application would look like: number = 100While (number > 1) TextWindow.WriteLine(number) number = number / 2EndWhile
Here's a SmallBasic Windows app:
GraphicsWindow.BackgroundColor = "Black"GraphicsWindow.Width = 200GraphicsWindow.Height = 160GraphicsWindow.PenColor = "Blue"For i = 1 To 10 GraphicsWindow.PenWidth = i GraphicsWindow.DrawLine(20, i * 15, 180, i * 15)EndFor
For those of us old enough to remember learning to program with LOGO and its ubiquitous Turtle, Small Basic includes a Turtle object built in! Remember this?
sides = 50length = 400 / sidesangle = 360 / sidesTurtle.Speed = 9For j = 1 To 20 For i = 1 To sides Turtle.Move(length) Turtle.Turn(angle) EndFor Turtle.Turn(18)EndFor
Which gives us this image. See the turtle inside?
The most amazing part from a learning perspective is the ability to publish your game directly to the Small Basic website and play it or give it to your friends. I hit Publish for this Turtle app and Small Basic - in one click - gave me this link: http://smallbasic.com/program/?WKN265. Now I can send my friends or students to that link. They can play the game LIVE, see the source listing right there, or even embed it on their own website with included HTML.
I'm really impressed with the amount of though that was put into this app and how easy it was. I hope other folks at Microsoft check it out and appreciate the simplicity.
Related Links
http://smallbasic.com
Small Basic Programs in 25 lines
SmallBasic Forum
MSDN Beginner Developer Center
Programming for Absolute Beginners
Teaching Children and Kids to Program the Old School Way
Hanselminutes Podcast 194 - Hello World: Computer Programmer for Kids and Other Beginners
© 2009 Scott Hanselman. All rights reserved.
http://feedproxy.google.com/~r/ScottHanselman/~3/T9Y7QicuDGI/TheWeeklySourceCode49SmallBasicIsFunSimplePowerfulProgrammingForKidsAndAdults.aspx

